d

Sin dai tempi antichi il gioco infantile è sempre stato un’attività piacevole per i bambini, una necessità primaria per il loro svago. Esso oltre ad essere un divertente passatempo è uno strumento educativo per lo sviluppo di tipo cognitivo, motorio, affettivo, sociale e favorisce l’apprendimento.

Antonio Michelin Salomon insegnante e coordinatore del corso di Laurea Magistrale in Scienze Pedagogiche all’Università degli Studi di Messina scrive nel suo libro “L’agire educativo tra vincoli e risorse“: “il gioco è un bisogno essenziale dell’infanzia, giocando il bambino aumenta la propria agilità, la propria forza e nello stesso tempo apprende, conosce, esplora, comunica ecc… . Il gioco rappresenta, pertanto, una sorta di laboratorio in cui egli mette continuamente alla prova le proprie capacità che via via maturano e in cui egli affina schemi di comportamento cognitivo, affettivo e sociale”.

“Secondo Jean Piaget si possono individuare tre stadi di sviluppo del comportamento ludico nel bambino:
a) i giochi di esercizio prevalgono nel primo anno di vita, nella fase cosiddetta senso-motoria. Il bambino, attraverso l’afferrare, il dondolare, il portare alla bocca gli oggetti, l’aprire e chiudere le mani o gli occhi, impara a controllare i movimenti e a coordinare i gesti.
b) i giochi simbolici dai due ai sette anni aggiungono all’esercizio la dimensione della simbolizzazione e della funzione, cioè la capacità di rappresentare attraverso gesti una realtà non attuale, l’esempio tipico è il gioco del far finta. Secondo Jean Piaget il gioco simbolico organizza il pensiero del bambino in uno stadio in cui il linguaggio non ha ancora raggiunto una sufficiente padronanza, permette la manipolazione e anche la produzione di immagini mentali durante i quali il bambino assimila situazioni nuove.
c) i giochi di regole dai sette agli undici anni dapprima sono imitazioni del gioco dei bambini più grandi, mentre poi si vanno organizzando spontaneamente caratterizzando la socializzazione del bambino. Mentre i giochi precedenti tendono a diminuire con l’età, i giochi di regole, diventano più frequenti, dimostrando l’importanza delle relazioni e del codice sociale.”
Jean Piaget per apprendimento definiva i processi che ci permettono di acquisire conoscenze e competenze. Un apprendimento non provoca l’espulsione di quello precedente, essi vengono integrati, rielaborati nelle strutture preesistenti. Ogni esperienza è un apprendimento, quindi l’esperienza è sempre educativa

Al gioco infantile fu dato valore pedagogico da Friedrich Fröebel che dall’espressione libera e spontanea del bambino trasformò questa industriosità in esercizi di apprendimento attraverso i doni cioè dei giochi come strumento educativo e didattico. Essi erano oggetti di legno confezionati accuratamente in delle scatoline e sfruttavano la naturale curiosità del bambino in una serie di giochi presentati metodicamente con un determinato ordine: palla, sfera, cubo e cilindro; per mezzo di essi il bambino arricchiva l’abilità manuale, visiva e creativa. L’attività ludica infantile interessò anche Maria Montessori che partendo dall’osservazione del bambino nel suo contesto di vita pensò che bisogna dotarlo di mezzi idonei per promuoverne lo sviluppo dei sensi. I materiali adottati dalla Montessori erano degli oggetti raggruppati in base alla loro qualità fisica (colore, peso, forma, dimensione) ed erano costituiti da tre serie di incastri solidi, tre serie di solidi con dimensioni graduate, solidi geometrici, tavolette rettangolari con superfici lisci e ruvide, stoffe, cartoncini, scatole, campanelli. Ognuno di questi giocattoli esercitavano un solo senso isolandolo da tutti gli altri e per la Montessori rappresentavano gli strumenti per un’attività indipendente del bambino, ma anche un mezzo di educazione. Molti altri autori si sono interessati all’argomento del gioco infantile come attività a scopo educativo che favorisce la creatività, la crescita e la maturazione del soggetto. A questo proposito Daniel Goleman ci ricorda che la creatività fiorisce quando un’attività viene fatta per il piacere di farla e ciò che conta è l’entusiasmo e non la perfezione di una forma creativa. Infatti un momento ludico in cui si richiedono prestazioni rigide e riempito di attività ed impegni è antieducativo, il bambino deve essere lasciato libero di sperimentare, di prendersi il suo tempo per risolvere i problemi che incontra, deve avere libertà di scelta del gioco.
Nell’ottica di una pedagogia del gioco infantile nell’era della globalizzazione Antonio Michelin Salomon ricorda che si tende a mandare in soffitta i giochi tradizionali come la corsa con i sacchi, la cavallina, la palla dorata, il girotondo, la campana, l’altalena ecc… per dare spazio alla tecnologia, una realtà virtuale che affascina il bambino, che lo isola dal gruppo dei pari e quindi da attività di gruppo e di socializzazione. Il pedagogista in questa era non può ignorare i giochi elettronici ma può sfruttare la realtà virtuale per introdurre elementi educativi nel contesto di apprendimento in cui opera.

Il gioco deve coinvolgere anche i genitori oltre agli educatori professionisti (insegnanti, educatori professionali sociali, pedagogisti). I bambini reagiscono con entusiasmo alla disponibilità dei genitori a giocare e scoprire che mostrano interesse in un’attività da loro considerata seria è un modo che consente al bambino di rafforzare il senso di sicurezza e protezione. La capacità dei genitori di giocare con i propri figli è un buon indice di armonia familiare, così come la capacità di giocare da parte degli educatori professionisti con i bambini garantisce a questi ultimi una sensazione di benessere psichico oltre a costituire una condizione educativa. Un’attività che il pedagogista può proporre a colleghi, genitori e bambini per creare un’occasione d’incontro e di gioco intelligente è la fattoria didattica che crea contatti fra mondo urbano e rurale attraverso la promozione di uno stile di vita sano e l’educazione, essa diffonde nelle nuove generazioni e nella società tradizioni le usanze della cultura contadina valorizzando i mestieri e la manualità artigianale con l’esperienza diretta. Con la guida di operatori qualificati, adulti e bambini imparano a conoscere meglio l’ambiente rurale, le piante, gli animali e i prodotti della terra, si cimentano in attività agricole tipiche e in antichi mestieri. ( per l’elenco delle fattori didattiche in Italia cliccare qui)

cascina_di_lo_re_parco_animaliNella fattoria didattica vengono organizzati giochi didattici che insegnano al bambino il rispetto ed il contatto con gli animali e l’ambiente naturale che attraverso la realtà virtuale non può farne esperienza diretta, ma solo visiva. Si possono fare molti esempi di giochi che si svolgono nella fattoria didattica che sono momenti di apprendimento e sviluppo: impastare la farina, mungere le mammelle di una mucca, raccogliere le erbe aromatiche ecc… .
L’importanza del gioco infantile è confermata anche a livello giuridico, l’articolo 31 della Convenzione sui diritti dell’ Infanzia emanata dall’O.N.U il 20 novembre 1989 sancisce il diritto al gioco e richiama tutti gli adulti ad adoperarsi affinché sia soddisfatto. Tale convenzione, entrata in vigore il 2 settembre 1990, venne ratificata dal Governo Italiano il 2 maggio 1991 con la legge 176. Venne così istituita la Giornata Mondiale dell’ Infanzia il 20 novembre. ( cliccare qui per La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia – Artt. 31 – 40)

Per concludere, è possibile sostenere che il gioco infantile è fondamentale per lo sviluppo e l’apprendimento del bambino; giocando egli impara a rapportarsi con il mondo per poter diventare in età adulta parte attiva della società.

Corradina Triberio

Bibliografia

A. Michelin Salomon (a cura di), Modi e luoghi dell’agire educativo, Antonello da Messina Edizioni, Messina, 2008.

R.Lanfranchi e J.M.Prellezo, Educazione, scuola e pedagogia nei solchi della storia, LAS, Roma, 2011.

A. Michelin Salomon, L’agire educativo tra vincoli e risorse, Scuderi, Messina, 2003.

ENDO_FAP, Teorie dell’apprendimento,Roma.

Sitografia
http://www.ecologioco.com/2012/10/piaget-e-i-3-stadi-del-gioco.html

http://www.educazionefisicakr.it/doc/IL%20DIRITTO%20AL%20GIOCO.pptx


Annunci