omo

Nella nostra società sono sempre più diffusi sulle pagine della cronaca locale e nazionale episodi di intolleranza, bullismo e aggressione nei confronti di giovani e adulti omosessuali. Casi che portano spesso a delle tragiche conseguenze come ad esempio è avvenuto qualche mese fa nel Foggiano a Cerignola. Un uomo omosessuale di 40 anni si è suicidato, ingerendo alte quantità di farmaci, perché mai accettato dalla famiglia, nonché vittima di scherzi omofobi e battute di cattivo gusto da parte dei giovani del paese. L’omofobia secondo la Proposta di Risoluzione del Parlamento Europeo del 2012 si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme tra cui incitamento all’odio, alla discriminazione, alla violenza verbale, psicologica, fisica, persecuzioni ed evitamento.
Uno studio recentissimo presente su The Journal of Sexual Medicine e condotto dal presidente della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità, Emmanuele Jannini, mostra che l’unica malattia da curare è l’omofobia. Il sessuologo, insieme ad altri colleghi dell’Università dell’Aquila, di Firenze e di Roma hanno sottoposto oltre 500 studenti universitari italiani ad un test che misura i livelli di omofobia, scoprendo che quest’ultima non è rara, è presente maggiormente nel sesso maschile e soprattutto è favorita da una serie di caratteristiche psicologiche. «Naturalmente – spiega Jannini- questo non vuol dire che gli omofobi siano tutti psicopatici (…) Ma qualche problema ce l’hanno. Noi per la prima volta diciamo che, se c’è da cercare dei segni di malattia, questi vanno cercati nell’omofobo. Hanno segni che indicano una debolezza del sistema psichico e aspetti della personalità caratterizzate dall’incertezza, dall’insicurezza e dalla paura. L’omofobia è segno di debolezza e fragilità». In quest’ottica per prevenire o moderare l’omofobia risulta indispensabile un’educazione sentimentale e sessuale che conduca già da piccoli a non aver paura di se stessi, delle proprie emozioni e delle differenze con gli altri.
In particolare è nel contesto scolastico che il ragazzo viene tormentato fino a parlare di bullismo omofobico in cui vengono attuate da terzi forme di abuso verbale e/o psichico a causa del suo orientamento sessuale o percepita sessualità. Per contrastare l’omofobia sarà necessario in primis contrastare le discriminazioni. A tal proposito è proprio la pedagogia ad occuparsi della progettazione della pratica educativa e formativa allargando il proprio intervento sul territorio, passando attraverso le principali agenzie di socializzazione, sviluppando percorsi di ricerca e di intervento, senza tralasciare i contesti informali. Solo attraverso una prevenzione dei comportamenti omofobici sin dalla prima infanzia e ad un’educazione non stereotipata, si potrà parlare di società che non emargina o non violenta chi è portatore di una differenza rispetto alla maggioranza. Per socializzazione primaria si intende tutto quello che deve essere attuato affinché il bambino apprenda regole, valori e modelli di comportamento da condurre all’interno di un gruppo sociale. La famiglia esercita la prima e la più forte influenza e dopo di essa è la scuola ad occuparsi di questo aspetto. Con il suo ingresso scolastico il bambino entra a far parte di un contesto più ampio di socializzazione ed ha i primi rapporti con il gruppo dei pari e con adulti che non sono i genitori.
Da un estratto dell’intervento alla Biblioteca del Senato di Giuseppina La Delfa, per la Giornata Mondiale sull’Omofobia che si svolge ogni 17 maggio, si legge: “L’omofobia si semina nella mente dei bambini già nella scuola materna. Si semina per assenza di rappresentazioni dei nostri percorsi di vita, si semina per la repressione apparentemente stupida, fatta sui bambini ogni qualvolta si allontanino dai modelli prefissi del genere (…)”. Proprio per questo la scuola è il contesto educativo in cui bisognerebbe attuare interventi di prevenzione a questo fenomeno, tesi a ridurre le prepotenze e la violenza di matrice omofobica. La scuola dovrebbe proporre la promozione di una cultura non discriminante, introducendo gli aspetti della differenza di genere e assumendo quindi nei giovani la consapevolezza che i soggetti della società non sono neutri, ma sessuati, con esperienze individuali, con l’obiettivo di favorire la nascita di gruppi di lavoro e di confronto, istituendo anche uno sportello di ascolto nell’istituto. A tal proposito Thomas Gordon ha ideato nel 1970 una tecnica per gestire momenti di disagio definita di ascolto attivo; chi pratica questa tecnica non fornisce consigli, suggerimenti o soluzioni precostruite, ma ascolta senza giudicare e valorizza il racconto dell’educando facendo emergere le sue risorse individuali.

Il pedagogista utilizzerà la tecnica dell’ascolto attivo al fine di potenziare le competenze comunicative degli insegnanti, aiutando ad instaurare un clima di fiducia fra loro e gli alunni. 
Nel processo di integrazione scolastica il pedagogista si occuperà di:
a) servizi di intervento (quali terapia, consulenza, assistenza) nell’ambiente scolastico;
b) fornire agli insegnanti il sostegno necessario;
c) accertare la partecipazione effettiva dei soggetti emarginati nel programma scolastico;
d) stabilire metodologie per incrementare le relazioni sociali e di comunicazione tra tutti gli alunni della classe;
e) svolgere la formazione degli alunni nello spirito di accettazione delle differenze;
f) fornire sostegno attraverso l’ascolto attivo ai genitori coinvolgendoli nella vita scolastica dei figli.

L’integrazione scolastica mediante il rispetto di tali accorgimenti rappresenta una forma efficace di inclusione sociale che comporterà il raggiungimento dell’autonomia e indipendenza personale,ma anche di rapporti sociali.
L’educazione inclusiva quindi insegna ad armonizzare le differenze.

“La nostra ricchezza è fatta dalla nostra diversità: l’altro ci è prezioso nella misura in cui ci è diverso” scriveva Albert Jacquard.

Ognuno di noi è prezioso proprio per la sua diversità e da dove partire per diffondere questo motto se non dai banchi di scuola?

Larosa Angela

Bibliografia
– Giulia Savarese , Antonio Iannaccone , Educare alla diversità. Uno strumento per insegnanti, psicologi ed operatori, 2010;
– Renzo Zanon, Manuale di etica per l’operatore, 2010.
– Bagnasco A., Barbagli M., Cavalli A., Corso di Sociologia, Il Mulino 1997
– Batini Federico, Comprendere le differenze. Verso una pedagogia dell’identità sessuale, Armando Editore;
– Elamè Esoh, Bullismo discriminante e pedagogia interculturale, Ed. Franco Angeli.

Sitografia

L’O.N.U contro l’omofobia, spot tv, canale Buzz Intercultura, http://www.youtube.com

– Articolo Repubblica: http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/09/22/news/l-omofobia-e-una-malattia-da-curare-1.230804

 

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