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Quello che ordiernamente condiziona la nostra giornata è la durata della batteria del nostro smartphone e il continuo accesso alle svariate applicazioni presenti sul nostro schermo.
Tra le applicazioni, oltretutto in continuo aumento per numero ed aggiornamenti, quasi indispensabile è la presenza di Facebook, esso “è un servizio di rete sociale lanciato nel febbraio 2004, posseduto e gestito dalla società Facebook Inc., basato su una piattaforma software scritta in vari linguaggi di programmazione. facebook-app-on-a-smartphoneIl sito, fondato ad Harvard negli Stati Uniti da Mark Zuckerberg e dai suoi compagni di Università Eduardo Saverin, Dustin Moskovitz e Chris Hughes, era originariamente stato progettato esclusivamente per gli studenti dell’Università di Harvard, ma fu presto aperto ad altri studenti” e successivamente è stato un successo mondiale di collegamento tra utenti in rete.
Secondo una ricerca condotta da We are Social nel 2014, l’applicazione dallo sfondo blu, risulta essere il nodo del maggior numero di connessioni giornaliere, infatti il 93% della popolazione mondiale utilizza in maniera frequente Facebook.
L’Italia, posizionandosi come la nazione con il 158% di possesso di smartphone, detiene la più alta media di connessione giornaliera sul social, circa 2,5 ore.
Alla stessa condizione, se si dovesse chiedere ad un adolescente di passare tutti i giorni due ore e mezza su un libro di narrativa l’operazione risulterebbe meno semplice.
Messe a paragone le due attività Facebook risulta essere l’abitudine meno produttiva che si possa proporre ad un’adolescente.
E’ possibile, pertanto, tramutare questa propensione tecnologica in una nuova strategia che includa un processo di apprendimento utilizzando la stessa applicazione? Può quindi Facebook essere sfruttato come canale per improntare percorsi di formazione ed educativi senza far sentire il peso di un “compito”?
La risposta sembra essere del tutto positiva a seguito di sperimentazioni realizzate nei contesti italiani, ma di cui si ha poco riscontro documentato.
Gli insegnanti e gli educatori professionali sociali inseriti nel contesto scolastico, avendo constante contatto con adolescenti perennemente attratti dall’uso del loro cellulare, riscontrano palese difficoltà nel creare un’alternativa a scopo didattico che catturi l’attenzione dello studente come succede quando squilla il cellulare per l’arrivo di un messaggio.
Da qualche anno con la digitalizzazione dei percorsi di apprendimento, confacente con l’attrattiva che viene stimolata nei giovani, si sono già ottenuti diversi risultati positivi; questi risultati seppur circoscritti al singolo momento in cui vi era l’utilizzo del supporto multimediale si risolveva non appena la lezione veniva configurata in maniera tradizionale con un metodo frontale tra insegnante e studente.
L’uso di tecnologie, oltre allo sviluppo di competenze tecniche derivanti dall’uso dei media, porta benefici nell’acquisizione di competenze trasversali. L’impiego di supporti tecnologici non dovrebbe essere circoscritto ma diventare quotidiano.
La potenzialità di Facebook sta proprio nella quotidianità, visibile anche più volte al giorno con nuovi contenuti che si aggiornano frequentemente. L’iniziale intenzione dei creatori del social infatti era la possibilità di creare reti di relazione e scambio, riassumibile con il termine preso in prestito dall’inglese networking.
Perso il punto di vista positivo del social network, spesso diventa, però, il luogo virtuale dove vengono a crearsi situazioni spiacevoli come cyberbullismo, analfabetismo emotivo, disturbi e dipendenze da internet.
Cosa accadrebbe se il personale educativo, create le relazioni di cui necessita, proponesse su Facebook il raggiungimento di obiettivi educativi e/o formativi solitamente attuati in classe? Si riuscirebbe a direzionare l’utilizzo del social ed evitare gli effetti spiacevoli?
A questa domande non è semplice rispondere ma interessante è valutarne le possibili soluzioni al fine di raggiungere un vero e proprio protocollo condiviso che venga introdotto nelle attuali programmazioni.
Pensare ad un’insegnante su Facebook che abbia contatti costanti con i suoi alunni anche dopo le lezioni è tema che da anni prepara una discussione moralistica ed etica.
E’ giusto concedere la possibilità “dell’amicizia” con gli alunni su Facebook? La ricerca di  We are Social risponde alla domanda in due modi: vi è l’ incognita nel lasciar intendere la possibilità di una declinazione confidenziale rispetto al rapporto formale; l’altro punto di vista è la considerazione di una social comunicazione con un mantenimento di ruoli pertanto appare lecito accettare il contatto di uno studente nella lista di amici. In questa polverosa discussione valoriale va considerato il potere comunicativo che un social raggiunge. Ne deriva la necessità da parte di un insegnante di possedere ottime doti di gestione, non basate sull’improvvisazione, per mantenere la giusta divisione tra la sfera privata e professionale in modo da non dover fronteggiare circostanze confidenziali. Considerate le premesse iniziali, un insegnante che si affida all’uso di Facebook ha la possibilità di sperimentare un percorso educativo,formativo e didattico di grande attrattiva. Con la possibilità di condivisione e fruizione dei contenuti lo studente verrà facilitato nella fruizione del materiale didattico e creata la circostanza ciascun studente si troverà sempre informato.

facebook-gruppi-scuole-università-291x300Di semplice creazione il gruppo Facebook che non può e non deve essere uno strumento attraverso cui sostituire la propria attività didattica o educativa, ma un mezzo atto ad integrare i contenuti svolti in presenza.
Tra le impostazioni di Facebook, data l’importanza di un ben gestito percorso didattico, si è agevolati dalla possibilità di selezionare un gruppo chiuso in cui l’insegnante può includere gli alunni della sua classe.
La nascita di un gruppo Facebook che ricrei il gruppo classe, permette la possibilità di creare un luogo di apprendimento dove educare alle regole, permette una facile rete di collegamento, si ha la possibilità di condivisione e di affinare un pensiero critico.
In ultima analisi, non meno importante rispetto al vantaggio che il singolo studente avrebbe da questo luogo di apprendimento virtuale, va considerato l’aspetto relazionale tra insegnante, studente e famiglia.
Con un gruppo virtuale è possibile unire diverse persone, rispettando le tempistiche di connessione di ciascuno, inclusi i genitori. La possibilità di unire scuola-famiglia, il grande nodo cruciale di qualsiasi contesto scolastico, sembra trovare facile soluzione con questa strategia.
Un gruppo Facebook, che abbia un percorso finalizzato al raggiungimento di obiettivi ben precisi, trova di facile accordo includere anche i genitori che avranno la possibilità di monitorare le attività scolastiche, acquisire una rapida conoscenza circa la formazione che viene offerta al figlio e che andrebbe riproposta a casa.

Facebook quindi può anche essere una risorsa educativa, di formazione ed apprendimento oltre ad essere un passatempo o collegamento tra utenti.

Michele Di Benedetto

Bibliografia
Cinque M, In merito al talento. La valorizzazione dell’eccellenza personale tra ricerca e didattica, Milano, Franco Angeli Editore, 2013.

Fogarolo A, Do you speak Facebook? Guida per genitori e insegnanti al linguaggio dei social network, Trento, Erickson Editori, 2013.

Rivoltella P.C., Ferrari S. (a cura di) , A scuola con i media digitali. Problemi, didattiche, strumenti, Milano, Vita e Pensiero Editori, 2010.

Sitografia :
http://iquii.com/2014/01/13/statistiche-e-trend-su-internet-social-media-e-mobile-per-il-2014-in-italia-e-nel-mondo/

https://it.wikipedia.org/wiki/Facebook

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