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#unfertilityday: perché la mia fertilità non deve essere un bene comune! dal 22 al 30 settembre 2016 evento web organizzato dal team della Pagina Facebook: Pianeta Pedagogia in risposta alla giornata del fertility day organizzato dal Ministro della Salute Lorenzin.

“E’ chiaro che la società contemporanea ha ancora un evidente problema con la sessualità, in particolare con la sessualità femminile. E la campagna politica della ministra della salute per il fertility day ne è la prova concreta. Indire una giornata così non solo è offensivo dal punto di vista socio-economico (è chiaro a tutti che in Italia la maggior parte delle persone tendono a cercare una gravidanza non in giovane età proprio perché il lavoro stabile manca) ma soprattutto è offensivo per le donne, viste ancora nel 2016 come meri “contenitori di bambini”: mogli e madri, nulla più. E’ offensivo doppiamente per tutte quelle donne che bambini non ne potranno mai avere. E’ offensivo per tutte quelle donne che hanno deciso di avere un figlio non più giovanissime perché si sentivano più sicure sia economicamente o psicologicamente. E’ offensivo per tutte quelle donne che non vogliono avere bambini perché hanno deciso così, perché si sentono (giustamente) persone complete senza dover per forza partorire. Questa esaltazione della maternità non è altro che un retaggio sessista che purtroppo ancora perpetuiamo da generazione in generazione: voler ridurre le donne alla sola funzione procreativa, come se non avessero altro scopo/funzione nella vita. Il fertility day, più o meno velatamente ci dice questo,che il nostro utero non è nostro, ma dello Stato, e che se siamo bravi cittadini dovremo sbrigarci per dare i figli alla patria prima che il nostro orologio biologico inizi a fare tic-tac e sia troppo tardi. Meno fertility day e più educazione sessuale, meno bigottismo e più apertura mentale, meno sessismo e più consapevolezza, meno tabù sul sesso e più educazione emotiva. Di questo la società ha bisogno, di questo il ministero della salute dovrebbe occuparsi.La fertilità individuale non deve essere un affare di Stato, non dev’essere un bene comune.Dal 22 al 30 settembre 2016, scendiamo in piazza con questo slogan: #unfertilityday: perché la mia fertilità non deve essere un bene comune!” (Dott.ssa Ylenia Parma, Educatore Socio Pedagogico)

” <<Individualismo ed egoismo>> sono i due termini che ricorrono nel documento ministeriale del fertily day dall’aria fortemente datata agli anni a.C. . Questo documento di 137 pagine tralascia all’interno delle cartoline informative le fondamentali informazioni sull’educazione sessuale come le gravidanze indesiderate o le patologie sessualmente trasmissibili.
L’assenza di politiche genitoriali friendly pone come propaganda quella che dovrebbe essere una scelta consapevole e ponderata: avere un figlio, senza tralasciare i diritti e doveri che questa scelta porta con sé.
“Sbrigati, non aspettare la cicogna” , “La fertilità è un bene comune”. Sono questi due slogan che riaprono la negazione d’ inclusione di tutte le donne che non riescono ad avere figli e delle coppie omosessuali facendo emergere l’arretratezza medievale dell’Italia. Dal 22 al 30 settembre 2016, scendiamo in piazza con questo slogan: #unfertilityday: perché la mia fertilità non deve essere un bene comune!” (Dott. Michele Dibenedetto, laureando in Scienze Pedagogiche)

“Il corpo umano sia femminile che maschile non sempre può procreare perché esiste la sterilità a doppio canale quella congenita e quella acquisita e spesso tutto ciò non è legato ad un’età biologicamente avanzata anche se per alcuni casi può esserlo. Tutto ciò si trasforma in un dramma personale e di coppia che dati statici ci informano che nel 2016 ciò affligge il 12-15% delle coppie italiane. Spesso le coppie intraprendono percorsi terapeutici adeguati alla loro individuale problematica alle volte potendo risolvere ed altre no. Quando si scopre di avere una sterilità permanente è frustrante, deprimente e ciò può portare anche alla depressione ed ad avere necessità di interventi pedagogici e psicologici. Il fertility day ha chiarito il Ministro Lorenzin che sollecita alla prevenzione della sterilità: ma quando non è possibile? Come dovrebbero agire queste persone? Dal 22 al 30 settembre 2016, scendiamo in piazza con questo slogan: #unfertilityday: perché la mia fertilità non deve essere un bene comune”( Dott.ssa Corradina Triberio, Pedagogista)

Ci sono storie schiacciate dai progetti rimasti in sospeso, dal buio del futuro, dai poi, dai ma, dalle paure che siglano la fine di lunghe storie…e poi ci sono coppie che, come funambuli, cercano ogni giorno di mantenere un equilibrio. L’instabilità lavorativa rende più lungo il percorso verso la creazione di una famiglia e ci si affatica nella corsa verso il tempo, consapevoli dell’età biologica ma se pensiamo all’essere donna, madre lavoratrice, allora ci spieghiamo il perché delle scelte a cui la donna, spesso, è costretta: abbandonare il lavoro per accudire i figli o rinunciare alla famiglia, perché senza quel lavoro non è possibile pagare il fitto, le bollette, le pappine e i pannolini. L’impossibilità di spiccare il volo e costruirsi una famiglia, spesso viene interpretata come incapacità di assumersi impegni e sacrifici ma sotto questa falsa credenza si nascondono scelte responsabili, si nascondono gli ostacoli che s’incontrano nel progettare la vita, si cela una politica che chiede ai giovani di uscire dalle case dei genitori senza assumersi l’impegno di sviluppare azioni necessarie a incrementare l’occupazione, i servizi e le prestazioni a sostegno del nucleo familiare, ad abbreviare i tempi tra l’inizio del ciclo di studi e la prima opportunità di percepire uno stipendio. Secondo L’Ocse in Italia l’istruzione è sotto la media dei paesi avanzati, secondo il Ministro Lorenzin la cultura (quella delle donne in particolare) ritarda il momento della procreazione. E’ cosi che si alimentano idee sbagliate, retrograde , quella della giovane donna come madre ideale o dell’inutilità della coppia senza figli. Nessuna coppia dovrà mai sentirsi inutile senza la presenza di figli, che sia per scelta o no. La coppia e l’amore maturo non si limitano alla sola riproduzione biologica, è una realtà complessa che comprende caratteri di natura psichica e spirituale. Progettare la vita insieme è bellissimo, con o senza prole.  Dal 22 al 30 settembre 2016, scendiamo in piazza con questo slogan: #unfertilityday: perché la mia fertilità non deve essere un bene comune”     (Dott.ssa Marisa Cippone, Pedagogista)

Ancora prima di partire il fertily day, emanato dal ministro Lorenzin, con lo scopo di “collocare la fertilitá al centro delle politiche sanitarie ed educative del nostro paese”, ha suscitato grandissime critiche su siti quotidiani e social network, soprattutto a causa di contenuti fortemente denigratori nei confronti delle donne. E non é assolutamente errato: questo governo sembra aver perso completamente contatto con la realtá; rinunciare ad avere figli non é nè una moda nè un capriccio. I figli non si fanno perché non si può. La verità è che ci troviamo in una realtá colma di incertezze e difficoltá lavorative, ed é questo il motivo principale che porta attualmente le coppie a non mettere al mondo dei figli. I giovani di oggi, infatti, non hanno bisogno di stimoli per procreare, ma sostegni da parte dello stato, che ci costringe (sempre se la fortuna ci assiste!) al precariato permanente dei voucher o dei finti contratti…Secondo la Lorenzin, l’intento principale del Fertilityday è quello di fornire informazioni utili a preservare la fertilitá, evidenziando “che la donna ha il picco di fertilitá tra i 20 e i 30 anni, che va diminuendo dai 35 anni in su”. Probabilmente molte donne avrebbero voluto dei figli nell’etá fertile standard, ma saranno state occupate a lavorare per pochi euro in chissá quale azienda, a fare la gavetta… Pensando che per un figlio magari ci sarebbe stato del tempo…ma oltre il danno, la beffa. La ministra Lorenzin che promuove questa campagna é davvero consapevole di essere la stessa che fa parte di un governo, che con il Jobs Act, ha peggiorato la vita lavorativa di moltissimi giovani?  Dal 22 al 30 settembre 2016, scendiamo in piazza con questo slogan: #unfertilityday: perché la mia fertilità non deve essere un bene comune” (Dott.ssa Angela Larosa, Pedagogista)      

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(Illustratrice Grafica: Giorgia Miriam Renda)

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